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Giovanni Job

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tecnica mista su tela, 2005,
 cm 37 x 47
cornice in legno dipinto
tecnica mista su tela, 2005,
cm 32 x 47
cornice in legno dipinto
tecnica mista su tela, 2005, cm 57 x 48,
cornice in legno dipinto
tecnica mista su tela, 2005, cm 188 x 128,
cornice in legno dipinto
tecnica mista su tela, 2005, cm 99 x 99
cornice in gesso dipinto

 

 

tecnica mista su tela, 2005, cm 118 x 118
cornice in gesso dipinto
tecnica mista su tela, 2005, cm 190 x 130
cornice in legno dipinto
tecnica mista su tela, 2005, cm 58 x 46
cornice in legno dipinto
tecnica mista su tela, 2005, cm 47 x 47
cornice in legno dipinto
tecnica mista su tela, 2005,
cm 67 x 67
cornice in legno dipinto

 

 

 

 

Solo in apparenza vi è soluzione di continuità tra la produzione recente di Giovanni Job e quella che ha costituito la sua ormai trentennale carriera. Certo, in questa sua ultima stagione la scelta dei soggetti è compiuta selezionando immagini da riviste e periodici, di moda per lo più, e questo è indubbio elemento di rinnovamento; del pari è inedita la scelta cromatica, che in quest’ultimo triennio accosta anche timbri più accesi, più acidi […]. Ma proseguendo oltre una prima interpretazione puramente estetica, paiono ben più profonde le connessioni e le assonanze che gli aspetti di rottura con il proprio passato […].

 

 […] La materia cromatica è ruvida, segnata da graffi, abrasioni, talvolta da asportazioni del colore per indulgere sulla tela grezza, tutti segni del Tempo, concepito e rappresentato nell’unico modo possibile, attraverso i suoi effetti […].

 

[…] Sui volti, gli sguardi, i dettagli di vita contemporanea che lo scatto fotografico prima e poi il pennello hanno fermato, appare una patina, come di cera, che ricopre e permea di sé ogni immagine, quasi ad allontanarla ulteriormente dall’oggi, e che si espande sulla cornice intagliata e lavorata appositamente, per ottenere oggetti più remoti, più antichi, più preziosi […].

 

[…] Questa serie recente di Job alla galleria Busi può essere uno specchio che ci riflette e a riflettere con piglio più autocritico ci induce, può quindi costituire una vanitas, una meditazione sull’oblio, sulla morte e sulla memoria, un altro forte contributo alla lotta dell’Arte contro la perdita, nel tempo, degli oggetti, delle persone e delle idee. Ma quella contro Chronos è una lotta impari, romantica perché titanica, coraggiosa perché contro un nemico impossibile da soverchiare, e forse per questo è più nobile, più eroica e, in fondo, così necessaria […].

 

[Tratto dalla presentazione del catalogo “Archeologia dell’attuale” a cura di Matteo Sara]

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